01/03/2018, 11:21



"HAND"-,-un’idea-nuova-di-Impresa-Etico-Sociale!-


 



HAND - Letteralmente:mano. Mano intesa come strumento primario del lavoro artigianale che si andrà apromuovere, ma anche intesa come prolungamento del pensiero che permette ditramutare in concretezza ciò che viene pensato e progettato e, infine, organodi contatto con l’altro che permette di supportare, sostenere e cooperare. E’questo il nome di un progetto che mira alla creazione di un laboratorio disartoria, ma anche allo sviluppo di un Brand che possa identificare i prodottidel lavoro degli ospiti delle Comunità della Cooperativa Utopia 2000 ONLUS. Nell’ateliersi svolgeranno attività di sartoria che avranno per oggetto i prodotti piùdiversificati: dall’editoria tessile (libri tattili per bambini, quiet book,silent book, libri di poesie e di ricette...), all’arredo e packaging, fino adarrivare alla produzione di abbigliamento. Componente centrale sarà la sinergiatra due mondi apparentemente molto distanti, quello del "sociale" e quellodella moda e del design.  La stesura delprogetto è di Laura Bernasconi, esperta nel settore moda, che si occupaattivamente del coordinamento della parte operativa, gestendo, insieme ad altricollaboratori, sia la parte formativa che quella produttiva. Altracaratteristica importante sarà quella del basso impatto ambientale poiché si miraalla realizzazione di pezzi unici attraverso il riuso. Allabase l’idea di supportare gli ospiti a crescere come donne e uomini completiche potranno, alla fine dei loro percorsi, sperimentarsi in autonomia nel camposia personale che professionale. Esperirsi come persone attraverso un’attività formativae/o lavorativa, potrà contribuire, facendo leva anche su una miglioredefinizione di sé e delle proprie risorse, sul percorso dei nostri ospiti,restituendo, o costruendo in alcuni casi, quello che si potrebbe definire un tempo progettuale, intendendo, con ciò,la capacità propria dell’essere umano di saper "anticipare le proprie possibilità" e, dunque, di saper organizzareil proprio futuro.  
23/02/2018, 11:24



Una-base-sicura...al-NIDO!-


 



Ludovico ha due anni quandoarriva all’asilo. Lo accompagna la mamma sorridente e lui tiene stretta la sua mano ... Lo sguardo un po’ smarrito, a tratti timoroso. Iniziamo l’inserimento,che sembra procedere con regolarità .... Mezz’ora, un’ora, un’ora e mezza ...Ludovico sembra a suo agio in questo nuovo ambiente, ma l’equipe educativacontinua a notare quello sguardo un po’ perso, e quella manina che si fa semprepiù stretta intorno a quella della sua mamma. Tutto cambia quando Ludovicoresta a pranzo il primo giorno, cambiamento forte per un bambino, ma per luidiventa un vero e proprio dramma. Il pianto disperato, quella manina cheafferra l’educatrice e lo sguardo implorante di chi chiede di non lasciarla. Daquel momento Ludovico inizia a piangere ogni mattina, il distacco dalla mamma èdifficoltoso e durante il giorno è letteralmente aggrappato all’educatrice: nongioca, non esplora l’ambiente, non mangia. L’educatrice è sempre la stessa, lacerca appena arriva e la segue come un’ombra tutto il giorno. Cosa ci sta dicendo Ludovico? Nonè stato facile lavorare con l’equipe, non è stato facile per quell’educatricechiedersi cosa stesse accadendo al piccolo Ludovico, ma anche dentro di lei. Avolte sentiva l’esigenza di spingere il piccolo in mezzo ai bambini, di dirgli"Gioca!", perché non era facile tollerare il dolore di quel bambino, non erafacile farci i conti ogni sera quando toccava il cuscino. Ma poi qualcosa ècambiato, una lunga supervisione che ha messo l’educatrice davanti alla domandapiù importante: "Come si sente secondo te Ludovico? E come ti senti tu nelvederlo così?". Solo inquadrando la storia del piccolo, segnata da unimportante abbandono, è stato possibile comprendere quanto quella maninastretta e quel pianto disperato raccontassero la sua paura più profonda, quelladi essere ancora una volta lasciato solo. E così, proprio utilizzando il legamespeciale che Ludovico aveva creato con quell’educatrice, è stato possibileaccompagnarlo pian piano a scoprire che non tutti gli adulti ci lasciano soli,che molti rimangono e ci guardano anche se da lontano. Dopo un lungo lavoro,fatto di piccoli passi verso l’autonomia in quell’ambiente sconosciuto,Ludovico ha iniziato a stare bene a scuola... ha iniziato a lasciare quellamanina per seguire l’educatrice solo con lo sguardo, per poi, lentamente,trovare in quell’adulto che "restava" la spinta per sentirsi finalmente sicuro.
15/02/2018, 20:26



"Casa-Famiglia":-gli-educatori-e-la-loro-formazione!-


 



Dopo alcuni anni di esperienza maturata nel particolarissimomicrocosmo delle Comunità socio-educative di accoglienza per minori e ’Bambinocon Genitore’, chi scrive ritiene possibile azzardare una prima riflessione sulrapporto tra gli strumenti formativi acquisiti dagli operatori e le loro effettivecompetenze a proposito degli interventi di natura riparativa, riabilitativa,rieducativa o finalizzata a corrispondere le strategie aziendali volte alreinserimento lavorativo degli utenti.L’argomento è complesso e sarebbe senza dubbioutilissimo un confronto a più voci, per mettere a fuoco singoli aspetti, tuttimeritevoli di specifici approfondimenti. Ad esempio: quanto è funzionale la mera competenzadi natura tecnica al cospetto della personalità di un adolescente che non si fascrupolo (come è giusto che sia) a condividere, talvolta nel peggiore dei modi,le ferite che tormentano il suo animo? Quanto è necessario, per un educatore, essere dotatodi una qualità impalpabile chiamata "carisma"? Quanto invece un’accresciutacompetenza tecnica può aiutare un educatore poco carismatico a supplire conefficacia e qualità professionale a tale mancanza? Quanto la capacità di mettersi in gioco di unoperatore confligge con l’eventuale tasso di supponenza o presunzione delmedesimo, magari perché fatica a considerare gli strumenti formativi acquisiti comeun’utile ma insufficiente "cassetta degli attrezzi"?Quanto, infine, l’esperienza maturata sul campodagli educatori "storici" (formatisi magari in quegli anni in cui si studiavameno ma si solcavano i territori della devianza sporcandosi abbondantemente lescarpe e le mani) è definibile come utile (o addirittura necessaria) nelcontesto odierno, caratterizzato da numerosissimi corsi universitari sulla"formazione sociale-educativa" non sempre agganciati alla concretezza del "quied ora"?Qualunque risposta parte obbligatoriamente dalleferite dell’animo adolescenziale poco fa citate, che determinano agiti spessoimprevedibili e che richiedono all’educatore sociale di detenere nel propriobagaglio un fardello di straordinaria qualità. All’operatore sono richiestiinfatti tanto buon senso, una vocazione laica alla condivisione piena delle emozioni trasmesse ognigiorno dal suo "utente" purché sappia sempre non colludere con lui, unadisponibilità all’ascolto mai rituale (altrimenti percepita come equivalente adun intervento di stampo impiegatizio) e infine una non altrettanto comunecapacità di "fare equipe" con i colleghi, per poter intercettare nel miglioredei modi sensazioni, gioie, dolori, preoccupazioni e desideri dei ragazzi edelle ragazze con cui si condivide una così ricca esperienza professionale. Chi ritiene sia facile trovar condensate in un’unicapersona tante indispensabili caratteristiche si sbaglia. O, se si preferisce,coloro che pensano (anche tra coloro che inviano i curricula alle aziende) cheil mestiere di "educatore" sia assimilabile al ruolo di provvisorio "badante"di un giovane in difficoltà, avrebbe bisogno di chiarirsile idee prima di proporsi sul mercato del lavoro. Educare è il mestiere più difficile del mondo,figuriamoci poi se in una stessa casa dimorano otto o dieci giovani ogiovanissimi, provenienti dai circuiti più disparati (civile, penale), da tantiangoli del mondo (Europa dell’Est, Africa), con alle spalle vissuti non semprecomparabili tra loro, ognuno con la propria drammatica, meravigliosa storia. E chehanno bisogno come dell’aria di essere corrisposti da una figura educativapienamente consapevole dell’esercizio delle sue funzioni.Il dibattito è aperto. O, almeno, si spera.  


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